Giullari, Schiamazzatori ed altri Bastardi


Giullari, Schiamazzatori ed altri BastardiGIULLARI, SCHIAMAZZATORI ED ALTRI BASTARDI Prima rassegna teatrale del Sans Papiérs Quale ruolo gioca oggi lo spettacolo dal vivo all’interno degli equilibri sempre più precari, schizofrenici e veloci – nel distruggersi e nel ricomporsi sotto nuova veste – della nostra società? Siamo nell’epoca del divertimento usa e getta della televisione che tutto fagocita e rigurgita. Siamo nell’epoca in cui la carne abbandona la sua materiaità per sublimarsi nella volatilità del virtuale, dietro cui le maschere perdono la loro concretezza per divenire icone prive del volto che le indossa e le rende di nuove vive. Come possiamo recuperare la forza del teatro, la sua carica antica eppure sempre costante, sempre presente per chi la sappia cogliere e renderla ancora – oggi come secoli fa – una delle espressioni più intense dell’agire artistico umano? Nel nostro piccolo, noi ci proviamo. A dispetto di chi vorrebbe sotterrare forme culturali come quella teatrale bollandole come noiose, antiquate e non redditizie… perchè “con la cultura non si mangia” dice il nostro ministro dell’economia. O forse dietro questo antintellettualismo radicale -che rifiuta forme culturali dietro il falso pretesto di non efficienza economica – si nasconde la paura della potenza della cultura, che mentre diffonde messaggi, prepara le tenaglie che spezzeranno gli anelli dellle catene che c’imprigionano? Perchè solo l’uomo che sà è un uomo libero. Riappropriamoci delle pratiche eretiche dei giullari, della loro antica funzione. Portiamo lo spettacolo dal vivo ovunque ci sia qualcuno che vi assista. Invadiamo una sala, qualunque siano le sue caratteristiche, ed edifichiamo là il nostro teatro: un teatro – come ha scritto Barba – “non fatto di mattoni, ma di persone”, esperienze che s’incrociano e si ricompongono, si distendono e si contraggono nel reciproco rafforzarsi l’un con l’altra. Recuperiamo la maschera del giullare che nel Medioevo percorre strade e villaggi, si esibisce dove può, nelle sale della corte come nelle piazze di paese, perchè la sua arte è viva, e in quanto tale raggiunge qualunque tipo di occhi e di orecchie. E viaggiando da un posto all’altro, diffonde informazioni, porta il nuovo, avvisa. É la particella fuori e dentro del corpo, è l’elemento che non coincide con la sua materia, è l’eccezione emarginata dalla società, ma è allo stesso tempo la sua espressione più innovatrice. Esibiamoci, schiamazziamo, urliamo le nostre ragioni, le nostre verità – anche se parziali, anche se mancanti di qualcosa. Siamo i figli illeggitimi di una società che ci ripudia, perchè vuole una cultura elitaria, addomesticata e isolata. A questo rispondiamo col nostro tentativo d’infettare il loro sistema: siamo gli eredi bastardi della pratica nobile di diffondere le nostre voci ovunque. Forse non raggiungeremo i Palazzi, ma trasformeremo una piccola sala nel nostro regno. E l’apriremo a tutti. Vedrete scene di commedia dell’arte, reading performativi, giocoleria, musica e spettacoli propriamente detti. Vedrete ciò di cui siamo capaci, i nostri eterogenei contenuti, forme diverse che s’intersecano. Giullari, schiamazzatori ed altri bastardi: non ci potete distruggere, la nostra vita è vecchia di secoli, ma la nostra forza si rigenera ogni volta che s’accende una luce. Programma:

  • 19 MAGGIO “Il fiore della partigiana” presentato da Rete Virale in Transito, con Adriana Riga, Elena Garufi e Francesca Papale. Regia ed adattamento autoriale di Francesca Papale.
  • 26 MAGGIO “Sans Pa’Circo”, cabaret di circo con Hiram Meza, Jaime Seves, Antonio 3 mani, Jacopo Candeloro, Flor Louloudy, Gonzalogini, Lola Clown, Warner Carlacci, Anthony Trahair, Andrea Ferrante, Shay Wapniaz.
  • 9 GIUGNO “Scene di commedia dell’arte” con: Verdiana Angelucci,Concetta Campenni, Emanuele Carbone, Raffaella Cavallaro, Maurizio Coladello, Serena De Siena, Antonella Giordano Marion Marcucci Anna Pittiglio Cèline Quatra Pierluigi Ricciardi Francesca Scancarello Andrea Zaccheo
  • 16 GIUGNO “LETTER-ARIA, ovvero: oltre alle escort c’è di più.” Presentato da Rete Virale in Transito. Regia di Francesca Papale Con: Adriana Riga, Elena Garufi; Emanuela Luciano Azadi, Francesca Papale
  • 23 GIUGNO “Binario 19”, scritto da Samuel Krapp, realizzato dalla compagnia Dulcamara, con Claudia Fonti, Fabio Manniti, La Scopa, I Burattini.

Seguendo queslo link sono disponibili le foto dello spettacolo “Il fiore della partigiana” andato in scena il 19 Maggio

Il fiore della Partigiana

Il fiore della partigiana è un lavoro che vuole raccontare quella parte della Resistenza meno conosciuta, quella che non si è svolta tra le montagne o nelle azioni di guerriglia urbana. È la resistenza vissuta dalle donne, è una testimonianza di quella lotta che ha continuato ad agire nelle città, all’interno dei posti di lavoro, dentro case che nascondevano perseguitati e in cui si svolgevano riunioni partigiane clandestine. Storie sconosciute ai più, dimenticate da tutt*. Storie di uomini e di donne senza il cui contributo la lotta partigiana difficilmente avrebbe conseguito l’obiettivo della liberazione dai nazi-fascisti. L’esigenza di raccontare queste vite nasce dai ripetuti attacchi che la memoria storica di questo paese, e con lei anche la Costituzione, stanno subendo in questi difficili anni di vicende italiane. È un contributo teso a rafforzare le ragioni di difesa di una parte del nostro ordinamento costituzionale. Ribadire il ruolo fondamentale che ha avuto il CLNAI e tutte le vicende umane ad esso collegate significa riconoscere una volta per tutte il terreno da cui le radici della nostra democrazia hanno ricevuto nutrimento ed identità. La Rete Virale in Transito è, appunto, una rete di artist* il cui obiettivo è di collaborare in questo difficile periodo per gli addetti ai lavori del mondo dello spettacolo. Artist*che intendono dare alla propria professione non solo una funzione d’intrattenimento sociale, ma anche di diffusione di una cultura critica ed altra. Attrici: Adriana Riga, Elena Garufi, Francesca Papale Regia ed adattamento autoriale: Francesca Papale


Sans Pa’ Circo

Uno spettacolo che si svolge attraverso attori comici , musicisti, acrobati e giocolieri. Uno spettacolo che ti riporta alla infanzia pura , divertente e soddisfacente; che separa la mente dalle fatiche quotidiane, proiettandola in un’altra dimensione. Adatto a tutti: bambini, ragazzi e adulti, che oltretutto saranno invitati ad interagire all’interno delle dinamiche dello spettacolo. Per chi non abbia mai assistito ad uno spettacolo di circo-cabaret, questa è l’occasione perfetta per non lasciarsi sfuggire questo tipo di esperienza: andrete a casa col sorriso e il ricordo di un evento particolare.


La Compagnia degli Affamati presenta

MASCHERE, MASCHERE!

Estratti dell’Atelier di Commedia dell’Arte dell’ICRA Project diretto da Michele Monetta e Lina Salvatore Il maniscalco lavora ai ferri di cavallo per i viaggiatori in sosta nella città. Il mercante di stoffe esalta la consistenza delle sete provenienti da Oriente mentre sul banco della verdura troneggiano coloratissime delizie di stagione. Zagne e Zanni sono lì a far a spesa per i loro Signori. Gli allevatori della campagna trattano con gli acquirenti sul prezzo di vitelli e maialini mentre un gruppo di bambini senza scarpe gioca a rincorrersi. Un cavadenti estrae un molare cariato all’ultimo malcapitato. Uno sparuto gruppo di astanti è lì a guardare. La carnosa fioraia lancia sguardi maliziosi al Capitano che fa bella mostra della sua spada. Un Musico strimpella il liuto accompagnando il Saltimbanco nella preparazione del primo “numero” della giornata. Una carrozza frena all’improvviso seminando il panico tra la folla e lascia scendere la splendida figlia del Signorotto della città. La giovane, alla vista di uno straccione che le chiede un po’ d’attenzione, preme disgustata un fazzoletto sulla bocca e sul naso, guadagnando sdegnata l’entrata del palazzotto principesco di proprietà della sua famiglia. Un artigiano si aggira tra la folla con una valigia. Vuole vendere il frutto del lavoro delle sue mani. Grida a squarciagola “Maschere, maschere!” in questa piazza del mercato di una città di qualche tempo fa. In questa contraddizione tra miseria e ricchezza è nata la Commedia dell’Arte. Ma se essa cominciasse oggi, dove prenderebbe vita? Forse saltimbanchi e Zanni si impossesserebbero delle piazze come artisti di strada per interpretare la bellezza delle loro storie con la rabbia di “raccontare” vicende di ricchezza e di miseria che appartengono all’uomo da sempre e per sempre. Poi, arrivata la sera, si ritirerebbero a dormire negli slum delle nostre metropoli, ai margini del mondo “evoluto”, nutrendosi delle briciole di una società così dedita a “buttare via”. Nei giorni feriali, ai semafori, offrirebbero indifferentemente una pulita al vetro o piccoli numeri di giocoleria, magari avendo già consumato parte del loro percorso esistenziale camminando per le strade e per i mari del nostro pianeta nella speranza di prendere per mano il loro destino. Non molto è cambiato. Gli “attori-autori” della Commedia dell’Arte, la sua misteriosa origine, il segreto da cui è avvolto il lavoro delle Compagnie di quel tempo, hanno comunque reso eterne queste vicende. Noi abbiamo voluto avvicinarci a quel “mistero” avendo l’opportunità di ripercorrere la “trasmissione” dei suoi segreti grazie all’insegnamento di Michele Monetta e del suo Atelier di Commedia dell’Arte. Siamo “inciampati” nelle maschere, nella recitazione in versi, abbiamo imparato a usare il nostro corpo secondo una “tradizione” che è idee in movimento, significati che diventano azioni. Non siamo stati capaci di fermarci, affamati di sapere ancora di più su quel “mistero”. Camminare nei solchi della Commedia dell’Arte, riproporre il frutto di tanti mesi di lavoro usando noi stessi di fronte ad altri, rappresenta la possibilità di far accadere ancora quel “mistero” e di amplificare l’attualità di una forma di teatro che appartiene e somiglia davvero tanto alla nostra vita.

 

A questo link il set fotografico dello spettacolo “Il fiore della partigiana”


LETTER-ARIA, ovvero: oltre alle escort c’è di più.

Letter-aria è una performance in cui letture di testi al femminile si susseguono in un ordine caotico e ritmato ma con una coerenza interna chiara e facile da seguire. Oates, Erica Jong, Eve Ensler e Pulsatilla le protagoniste della nostra lettura. Donne di un’epoca contemporanea che esprimono diversi generi letterari. Eppure il nostro è un obiettivo comune: Uscire dall’incubo totalizzante dei racconti su escort e bunga bunga e tornare a dare al femminile e alla femminilità una dimensione più evoluta ed umana. La cornice della performance sarà elaborata da un gruppo di attrici-personaggi intorno al concetto di femminilità consapevole e della cultura come cibo dell’anima ma anche come risorsa identitaria necessaria in un paese in cui la femminilità sembra essere quotidianamente svilita da perseguitanti racconti ossessivi su escort e bunga bunga. Un tentativo ironico e intelligente per uscire dalla dimensione morbosa del porno di Stato cui noi italian* veniamo quotidianamente costretti ad assistere, in quanto guardoni delle misere vicende di miseri personaggi istituzionali. Attrici: Adriana Riga, Elena Garufi; Emanuela Luciano Azadi, Francesca Papale


Binario 19

realizzato dalla compagnia Dulcamara scritto da Samuel Krapp con Claudia Fonti, Fabio Manniti, La Scopa, I Burattini Al binario 19 della stazione Termini un barbone aspetta ogni giorno l’arrivo di qualcuno. Tra ricordi e immagini del passato, ricostruisce la sua vita di quando era appena un ragazzo, un delinquente che tirava a campare facendo rapine insieme a Tommaso, un magnaccia del Pigneto e il suo amore per Vittoria, prostituta, protetta e fidanzata di Tommaso. La vita di tutti loro ha avuto una svolta decisiva quando un criminale di Roma ha chiesto ai due delinquenti di fare un colpo grosso; un colpo che avrebbe potuto sistemarli per molto tempo. In questo spettacolo non c’è amore, o amicizia, o lealtà, o alcun tipo di valore. In questo spettacolo c’è soprattutto solitudine. Ognuno dei personaggi narrati è stato buttato in un mondo molto più grande di lui e lotta come può per restare a galla. La solitudine è affrontata a volte con poesia, a volte con cinismo ma soprattutto con ironia rendendo lo spettacolo totalmente surreale e sopra le righe. Recensioni Scritto da Chiara Di Pietro 10 Maggio 2011 19:11 Al Teatro Studio Uno di Tor Pignattara, una piccola ed accogliente nicchia dalla capienza limitata, va in scena “Binario 19”. All’entrata in sala una voce fuori campo, registrata, accoglie il pubblico con fare ironico, pregando di resistere ai cinquanta minuti di spettacolo cui va ad assistere. La scena, transennata come a indicare un vero e proprio binario da non valicare, si presenta con un carrello da supermercato pieno di oggetti e vestiti e un barbone che dorme tra le coperte sul fondo. La storia non è poi così articolata, è piuttosto l’idea di questo spettacolo con la sua originalità e la sua chiave di lettura ad essere più interessante di tutto il resto. La storia, per l’appunto, è quella di un barbone che aspetta un po’ da sempre e probabilmente per sempre l’arrivo di un treno al binario 19 della stazione Termini. Quel treno che non arriverà mai. Nel suo mondo immobile, dove il tempo ha smesso di scorrere, ripercorre le tappe della sua vita in un grande assolo. E’ così che rivolgendosi a una vecchia scopa parla con il suo amico di sempre, Tommaso, un magnaccia del Pigneto con cui aveva passato la gioventù a fare rapine, parla alla sua donna Vittoria, una prostituta di borgata alla quale lui avrebbe voluto riservare un destino diverso, parla dei suoi sogni di ragazzo, prima e dopo che glieli distruggessero tutti, dal primo all’ultimo. Racconta del colpo, il colpo della vita, che avrebbe dovuto cambiargliela quella vita, come gli prometteva il Coreano mentre scendeva a patti con lui e con Tommaso. Eppure il colpo non è andato, e Tommaso ci ha rimesso la pelle. Ma lui aveva ancora la sua parte di soldi e ha pensato che potesse essere l’inizio di una nuova vita con Vittoria, lontano da lì, altrove. E’ così che le dice “io ti aspetto” e in effetti è ancora lì, che la aspetta. Invano. Chiuso nel vortice della sua stessa vita, preferisce vivere di reminiscenze che di aspettative. In fondo forse di aspettative realmente non ne ha proprio più, forse non ne ha mai avute, forse sa da sempre che Vittoria non lo raggiungerà mai a quella stazione dove lui le ha promesso che resterà ad aspettarla. Forse finirà così i suoi giorni. Accanto al dramma di quest’uomo, c’è un’altra solitudine. Un altro barbone. Fuori dagli schemi, frizzante, uno di quelli che vede per la prima volta un uovo e non ha idea di come cuocerlo, uno di quelli che si è costruito un mondo incantato, che gioca come solo un bambino sa fare, che scopre i colori, gli oggetti, le forme. Al drammatico monologo del primo, si alterna la vitalità del secondo che intona canzonette e improvvisa balletti scombinati. Di lui non si sa nulla se non quello che si vede. Non ha storia, non ha identità. Non ha neanche la parola. Lui può essere tutto o niente, può essere una proiezione, essere il fool di questa piéce dei giorni nostri, essere il giullare che frantuma il dramma. In uno spettacolo strutturato a capitoli, egli fa sentire la sua voce solo per dare il titolo alla scena cui lo spettatore sta per assistere utilizzando dei burattini, di volta in volta appesi sull’Albero dei Pizzuti, quale parallelismo con i vari personaggi che interloquiranno nella scena successiva. I due barboni condividono lo spazio di un palcoscenico. Nient’altro. Sono due grandi solitudini che muovono indipendenti l’una dall’altra, non si vedono, non si incontrano, non si sfiorano neanche. Come due automi vanno per le loro miserande vite, ignorando tutto ciò che è realtà. Notevole l’ impegno interpretativo dei due attori: Claudia Fonti, che investe di energia e dinamismo la scena con grande sensibilità ed espressività, e Fabio Manniti, chiamato a sostenere un ampio monologo ricco di sfaccettature. L’ironia è stata senz’altro una capace compagna di viaggio. Ci hanno detto (senza che nessuno glielo ha chiesto) “Scusa, che c’avete una cartina lunga?” Un giovane al Forte Prenestino “Samuel Krapp è il più grande poeta post 2000” Giuseppe Ungaretti “Uno spettacolo senza precedenti! Un vero capolavoro di drammaturgia contemporanea” Ben Brantley del New York Times riferendosi a un altro spettacolo che ha visto a Broadway “Non ho mai visto due attori di tale calibro. In realtà non ho mai visto nessun attore di alcun calibro. In realtà non ho mai visto” Andrea Bocelli “Hey! Quell’uomo mi deve 50 verdoni!” Un vecchio ubriaco su qualcosa che non ha nulla a che vedere con il teatro “Il problema di questo spettacolo è che c’è poco culo” Silvio Berlusconi “Il problema di questo spettacolo è che ci sono poche tette” Ron Jeremy “Il problema dell’Italia sono gli italiani” Uno che deve per forza mettere bocca anche quando non ha nulla da dire “Forse vengo sabato” Uno spettatore che voleva prenotare “Claudia Fonti porta in sé il dramma dell’umanità, la sofferenza dell’uomo e la condizione della donna e la trasmette al pubblico con un’intensità tale che commuove” Uno che ha visto lo spettacolo ma non ci ha capito nulla “Trovo immorale che sia stata utilizzata una scopa per uno spettacolo teatrale” Una donna che difende diritti inutili “Durante lo spettacolo ho pianto due volte” Una studentessa sotto stress a venti giorni dalla laurea “Lo stesso William Shakespeare si è ispirato al personaggio femminile creato da Samuel Krapp, per dare forma allo spiritello Ariele ne La Tempesta” Sbirulina Von Culen della nota rivista tedesca Ein Zwei Drei..Theater! “Oh ma io ti conosco!” Un clochard riferendosi a Fabio Manniti “Vengo a vedervi se mi avanzano i soldi dopo la spesa” Una studentessa fuorisede impegnata economicamente nei preparativi del suo compleanno alcolico “Scusi, le giacche si appendono qui?” Una signora appena entrata in sala notando l’albero con i burattini “Fabio Manniti con quell’accenno di capelli brizzolati si prende gioco di chi realmente vive una condizione disagiata” Il presidente del partito dei clochard pensionati “Guardandoti con la sottana immaginavo le fantasie di mio marito al mio fianco” Una donna, al termine dello spettacolo, riferendosi allo stacco di cosce di Claudia Fonti “Sono stato al binario 19 ma più che un via vai di treni, non ho visto nulla di speciale” Uno che non ha capito che doveva andare a teatro Regia: Francesca Papale

  1. #1 di Fabio il 2011/05/16 - 12:34

    Perché alla fine di Binario 19 risulta che Francesca Papale è la regista?
    Comunque bella pagina

  2. #2 di SLOT il 2011/05/16 - 12:15

    Bravi! Ilaria.

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